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	<title type="text">storia locale</title>
	<subtitle type="text">Comune di Gaiba (Rovigo) - sito ufficiale</subtitle>
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		<title>Scavi archeologici in Chiunsano</title>
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		<published>2010-06-08T10:44:49+00:00</published>
		<updated>2010-06-08T10:44:49+00:00</updated>
		<id>https://www.comune.gaiba.ro.it/scavi-archeologici-in-chiunsano.html</id>
		<summary type="html">&lt;div class=&quot;K2FeedIntroText&quot;&gt;Tratto da &quot;Archeologia Viva&quot; (Maggio 1993)
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Con la scoperta di una sepoltura ostrogota si è conclusa la terza campagna di scavo condotta da Hermann Bùsing, dell'Università di Bochum, nel territorio rivierasco del Po tra Gaiba e Ficarolo, in provincia di Rovigo. Nel 1990 le ricerche si erano concentrate in località La Vela, portando alla luce le tracce delle fondamenta di un'abitazione e altre testimonianze d'epoca romana. Nell'anno successivo alcune trincee di scavo eseguite nel fondo Chiesazza avevano permesso di individuare una necropoli databile al V - VI secolo d.C. e il recupero d'altre trenta sepolture.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Le conoscenze archeologiche dell'area rivierasca del Po, tra Ficarolo e Gaiba, fino a pochi anni fa erano circoscritte ai ritrovamenti di Chiunsano e ai corredi funebri delle tombe a cremazione a Bassantina. E forse oggi di più non si saprebbe, se non fosse entrato in gioco l'interesse di un appassionato locale che ha sensibilmente contribuito a prospettare un quadro, ben preciso e documentato, della distribuzione insediativa in età antica, offrendo anche elementi utili all'organizzazione di future ricerche. Si tratta di Carlo Palazzi, noto nella fascia rivierasca altopolesana per la sua particolare passione per l'archeologia. Di stimolo sono state anche le occasioni che gli venivano offerte dalle sue battute di caccia, quando nei periodi autunnali ed invernali percorreva i campi arati alla ricerca, più che di selvaggina, di frammenti di vasi, di monete, di tessere musive e quant'altro affiorasse in superficie a testimonianza di antiche presenze dell'uomo. Ma fra le molte tracce archeologiche recuperate, emergono certamente quelle di Chiunsano, per merito anche di quanto raccolto da un altro appassionato, Claudio Leis.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Chiunsano era già stato oggetto di ricerche agli inizi del secolo, quando nel 1904 vi furono eseguiti alcuni scavi che portarono alla luce resti di costruzioni, frammenti di vasi fittili e vetro, oggetti di bronzo e osso, oltre che numerose monete (da Vespasiano a Galerio Massimiano). Ma si deve giungere al 1968 per avere altre informazioni archeologiche, con la scoperta occasionale in località Bassantina (Ficarolo) di tre tombe a cremazione del tipo &quot;a cassetta&quot;, riferibili al I secolo d.C.. Il loro corredo funebre era rappresentato da vasellame di vetro e terracotta, tra cui un elegante bicchiere fittile invetriato. Il luogo di Chiunsano ritornò nel 1982 ad essere interessato da scavi archeologici, quando per interventi agricoli furono individuate le prime tracce di una necropoli. Le ricerche portarono alla scoperta di trentuno tombe ad inumazione di epoca altomedievale, distribuite nel contesto di un'area insediativa romana. Ora si prospetta la necessità di una programmata ricerca, soprattutto alla luce di quanto Carlo Palazzi è riuscito ad inviduare in anni di continue ricognizioni, senza trascurare il fatto che la maggior concentrazione dei siti archeologici è distribuita lungo una secondaria via d'acqua ancora parzialmente &quot;viva&quot; che in cartografie storiche è ricordata con il nome di Chiunsano, dalla stessa località che fino ad oggi ha restituito, per l'area in esame, i materiali archeologici più significativi. E non deve essere sottovalutato il fatto che questa fascia rivierasca del Po, per quanto legata a complesse vicende idrografiche, offre elementi tali da confermare una particolare continuità insediativa che abbraccia un arco di tempo compreso tra il II secolo a.C. e il VI secolo d.C.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Il grande fondo di Chiunsano presenta a nord un campo di forma ovale circondato da fossatelli, un &quot;gorgo&quot;, che spicca ben evidente all'interno della suddivione rettilinea dei terreni. Nel secolo scorso vi vennero raccolte molte monete, alcune delle quali d'argento e d'oro, ed altri oggetti e ancor oggi una grande quantità di cocci affiora sulle sua superficie. Qui, in corrispondenza del margine meridionale del &quot;gorgo&quot;, è stata aperta una trincea e si è avuta l'opportunità di verificare le vecchie notizie con il ritrovamento di monete in bronzo. Nella parte settentrionale dello scavo di Chiunsano si sono rinvenuti i resti di un insediamento artigianale dove per un lungo tempo si lavorò il ferro. Scorie metalliche sono venute alla luce sopra e sotto le fondazioni degli ambienti di lavoro: concentrazioni di ceneri rosse ed i forni stessi stavano a diretto contatto dei muri. Si sono ritrovati molti frammenti di ceramica e vetro ed anche tre anfore conficcate nel terreno, private della parte superiore per servire da catini. Tutti i reperti indicano la prima metà del I secolo d.C. quale periodo di attività dell'officina. Molto più tardi, quando essa aveva cessato di esistere da almeno due secoli, vi vennero sepolti due individui, presso i quali abbiamo rinvenuto un piccolo bronzo, moneta spicciola della tarda antichità. Piccoli saggi praticati sotto il livello dei muri hanno concordemente mostrato come negli strati sedimentari di colore verdastro ricorrano continuamente frammenti di anfore, laterizi e ceramica, insieme ad ossa di grandi animali domestici come mucche e cavalli, che documentano un'intensa utilizzazione del dito da parte dei romani. Riguardo alla ceramica fine degli strati inferiori, ci ha colpito particolarmente la presenza di ceramica a vernice nera di età augustea, ultima imitazione dei modelli greco-etruschi. Il ritrovamento ha analogie con i risultati degli scavi del 1982: è evidente che l'insediamento nella zona venne preceduto da opere di innalzamento e spianamento nel tardo I secolo a.C. Il nuovo terreno così ottenuto fu dapprima utilizzato a scopi agricoli e poi come sede abitativa.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Accanto all'officina si estendeva un cortile o uno spiazzo lungo 10 m. in leggera discesa verso sud, il cui piano di calpestio era costituito da una massicciata di frammenti di tegole, anfore e ossa di animali, all'interno della quale si trovavano sparse numerose monete di bronzo emesse da Augusto e da Tiberio, aghi d'osso da cucito e da ornamento, ganci ed altri oggetti. Nella parte meridionale dello scalo sono emersi i reperti più sorprendenti. Dapprima è stata trovata sotto un mucchio di tegole in caduta una piccola stadera di bronzo completa di peso di piombo, catenina e ganci, di un tipo molto diffuso a Pompei tra I e II secolo d.C. Parallelamente all'odierno scavo scorreva anche nell'antichità una canaletta, che si interrava continuamente e che alla fine venne sostituita da una in muratura. Quest'ultima era rivestita di un intonaco rossiccio, in cui erano inserite tessere musive bianche e nere. Ci si è poi imbattuti in una piccola anfora integra contenuta in una più grande con la parte superiore tagliata: la prima ipotesi, che si trattasse dei resti di una sepoltura, non trova conferma; comunque, sul fondo dell'anfora maggiore giacevano quattro monete di Tiberio.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Tratto da &quot;RELAZIONE SUGLI SCAVI Di Ficarolo/Gaiba&quot; (Estate 1996)&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;1. Organizzazione ed esposizione&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Gli scavi in località Chiunsano si sono tenuti, quest'anno, nel periodo compreso tra il 22 luglio ed il 31 agosto. Il permesso di scavo da parte del Ministero per i Beni Culturali è datato 26 Giugno 1996 e quello del proprietario del terreno 20 Aprile 1996. La campagna di scavo è stata possibile solamente grazie ad un intervento della Fondazione Alfried Krupp von Bohlen und Halbach. Ai lavori diretti dal Prof. Dr. Hermann Bùsing (scavi) e dalla Dr.essa Andrea Bùsing-Kolbe (reperti), hanno partecipato, per ognuno dei due turni, 12 studenti dell'Università di Bochum e una studentessa di Lipsia. Inoltre sono intervenuti volontari di Rovigo, Salara ed altre località.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;2. Scavi&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;La sezione di 200 metri quadrati è localizzabile tra le aree ispezionate negli anni 1992 e 1995; in questa zona le misurazioni geomagnetiche del Dr. Sandro Veronese avevano evidenziato diverse anomalie. Durante gli scavi tali anomalie si sono rivelate come focolari. Tali irregolarità sono riconducibili all'epoca precedente l'edificazione della struttura abitativa che veniva alla luce in quei giorni, nella zona a Nord: una sala di circa 5 metri per 3 che, a settentrione e meridione, è accompagnata da un'ala. Nell'ala settentrionale è stata rinvenuta una grande pietra di trachite, posta su uno zoccolo murato di circa 50 centimetri. Le anfore spaccate, ad ovest, dimostrano che l'edificio termina con il muro occidentale riportato che l'edificio termina con il muro occidentale riportato alla luce. Il muro orientale continua sull'ala settentrionale e prosegue in direzione Nord e viene, in parte, coperto da una superficie impermeabile in cocciopesto, sul quale si sono mantenute due colonne ipocauste, tipiche di un bagno romano. Tale piastra dimostra che ci troviamo in una abitazione. Nel 1992 portammo alla luce una zona adibita ad officine, nel 1995 parte di un magazzino, senza sapere dove localizzare l'area della signorile villa rustica. Con gli scavi del 1996 si sono rivelate le strutture di tale edificio. Ciò è supportato dall'inizio di una serie di colonne nella sezione meridionale degli scavi , le quali si dispongono, da occidente ad oriente, ad una distanza assiale di 3 metri e 20 centimetri e si dispongono, relativamente al muro orientale, ad angolo retto. Le colonne sono di mattoni modellati: di esse si sono salvati tre strati. Sorprendentemente, nella seconda e terza colonna, c'è stato un intervento riparativo e s'è usato uno scapo quadrato. Di tale scapo sono rimasti due strati. Tra la seconda e la terza colonna, al livello dello scapo quadrato, sono state rinvenute due coppe Aco, riferibili al periodo di Augusto o Tiberio: inizi, perciò, del primo secolo d.C.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;3. Risultati&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Diversi muri mostrano segni d'intervento dopo danni causati da alluvioni. I muri settentrionali sono maggiormente sprofondati nel terreno molle ed instabile. Nel momento dell'intervento s'è agito costruendo nuove fondamenta sui muri sprofondati e, in quattro posti, s'è ricorso a contraffissi, senza rinforzare direttamente la costruzione o la base delle fondamenta. Quando si costruì la piastra impermeabile del bagno il lastricato era già sprofondato, da nord a sud, di mezzo metro. Probabilmente la piastra ricoprì il selciato: essa è stata tagliata e preparato un nuovo orlo/bordo sul cocciopesto. Tali danni sono di estremo interesse per la vita nella regione alluvionale del Po, ciò dimostra lo scontro continuo con le forze naturali. Nell'attuale campagna di continuo con le forze naturali. Nell'attuale campagna di scavo le testimonianze di tali catastrofi sono registrabili nello spazio-tempo, molto esiguo, della durata di due generazioni. Tutti i piccoli reperti ed i tipi di ceramica, comprese le anfore, appartengono al primo secolo a.C. e alla prima metà del primo d.C. Tra le 33 monete, almeno 5 sono del periodo repubblicano. Al di fuori del selciato appena nominato ed appartenente ad una precedente fase edificatoria e la piastra impermeabile del bagno (riferibile ad una fase edile successiva), non sono venuti alla luce in questa campagna di scavi, pavimenti o livelli camminativi. Caratteristica è la situazione nella sezione relativa alla sequenza delle colonne: le colonne furono poste ed innalzate, con o senza piattaforma, direttamente sul terreno argilloso; tra le colonne non c'era una pavimentazione consolidata o rafforzata, solamente argilla. Lo stesso deve essere stato per il livello camminativo negli spazi interni: ciò è deducibile dal fatto che i muri ci sono arrivati per un'altezza che arriva a tre strati. Nelle vicinanze nella prima colonna, dove si sono rinvenuti diversi focolari, tali camini sono all'altezza dello spigolo inferiore della piattaforma. Altri focolari, soprattutto la grande piastra di terra nell'ala meridionale ed il forno a cupola nell'ala settentrionale, appartengono al periodo precedente l'edificazione dell'abitazione e dimostrano che la zona era già utilizzata. In diversi posti abbiamo scavato sotto i muri, sino a un metro al di sotto del livello di scavo, senza imbatterci in costruzioni precedenti. D'altra parte diverso materiale da costruzione (ad eccezione dei mattoni per le colonne e le colonne ipocauste) viene riutilizzato e preso da costruzioni più antiche. Perciò a Chiunsano, deve esserci ancora una località con un'antica o originaria costruzione, edificata con nuovo materiale. Nell'ultima campagna di scavo non ci sono stati spettacolari ritrovamenti, come fu il caso della Dama di Ficarolo nell'anno 1992. Interessante è, però, il gruppo di vasellame in ceramica nera augustea che ripropone o copia la ceramica greco-campana del quinto e quarto secolo a.C., un genere che non si trova spesso. Come nelle campagne precedenti il ritrovamento di molto vasellame difettoso rimanda ad una fabbrica ubicata nelle vicinanze.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Le numerose coppe del tipo Sarius, alcune coppe Aco e vetro colorato dimostrano la richezza dell'antico proprietario nel periodo augusteo. I reperti più belli dello scavo sono una quasi completa anforetta di terra sigillata (altezza 19 cm-larghezza 19 cm), una piccola lampada sferica di bronzo e bellissime immagini di/su lampade romane di ceramica.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;LA DAMA DI CHIUSANO&lt;br /&gt;Assolutamente sensazionale è risultato il ritrovamento di quel 2 settembre 1991, penultimo giorno della terza campagna di scavi condotta da Hermann Bùsing, dell'Università di Bochum, nel territorio rivierasco del Po tra Gaiba e Ficarolo, in provincia di Rovigo. Deposto sulla massicciata romana stava lo scheletro intatto di una donna risalente all'epoca delle invasioni barbariche e databile intorno al 500 d.c., con ricchi gioielli d'argento, anche dorato.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Alla mano sinistra portava un anello con granati almandini, all'avambraccio sinistro un'armilla d'argento e tra i capelli un lungo spillone. Non sono stati trovati nella loro posizione originale gli ornamenti della veste, cioè la bella fibbia da cintura e la fibula: la prima, decorata da nove granati almandini e dorata, stava presso il ginocchio sinistro, la seconda tra i piedi. Questo fa pensare ad una parziale spoliazione della salma poco tempo dopo la sepoltura.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;La &quot;dama di Chiunsano&quot; era un'ostrogota, i cui gioielli furono in parte apprestati ancor prima della sua migrazione verso l'Italia. Del popolo di Teodorico il Grande, che arrivò in Italia con centomila uomini nell'anno 489, sono state finora rinvenute meno di cinquanta sepolture femminili (gli uomini venivano invece deposti senza corredo e sono riconoscibili come ostrogoti solo per la vicinanza con tombe femminili, oppure per mezzo di analisi antropologiche). Quindi non è solo l'eccezionale eleganza dei gioielli, ma anche e soprattutto la grande rarità di ritrovamenti simili che conferiscono alla sepoltura un posto di rango nella storia del Polesine. Si tratta infatti della prima tomba barbarica di questa provincia. Nulla, prima dello scavo, faceva presumere un rinvenimento così clamoroso, del tutto inaspettato per gli scavatori stessi, anche se si deve osservare che il sepolcreto di Chiesazza, distante poche centinaia di metri, appartiene alla stessa epoca della &quot;dama di Chiunsano&quot;. Se si trattasse di uomini della medesima stirpe oppure di autoctoni lo potranno dire solo ricerche antropologiche. Nel frattempo è emerso che un impugnatura di coltello, di osso intagliato, con l'iscrizione &quot;VIVAS IN D[EO]&quot; rinvenuta anni fa su un campo di Chiunsano, appartiene al medesimo contesto storico.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;I saggi archeologici nei comuni di Ficarolo e Gaiba nelle prime campagne hanno già aperto ampi squarci sulla storia insediativa della zona e dimostrano l'esistenza di una continuità di vita dall'età romana all'alto Medioevo: per gli uomini del sepolcreto di Chiesazza gli strati romani erano raggiungibili, se non altro, come terreno di riempimento; quanto alla &quot;dama di Chiunsano&quot;, giaceva direttamente sulla massicciata augustea. Forse nelle prossime campagne si riuscirà a portare alla luce la parte abitativa dell'insediamento romano, a cui apparteneva l'officina, e quindi a chiarire come gli invasori ostrogoti si fossero acquartierati nelle ville rustiche romane del Polesine. I ritrovamenti di superficie sparsi per il territorio fanno infatti intendere che in questo comprensorio altopolesano non esistesse in età romana un centro urbano, bensì singole ville dotate di impianti produttivi, dalle quali alcune dovevano essere ancora abitabili all'arrivo degli Ostrogoti.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Hermann Bùsing Simonetta Bonomi Raffaele Peretto&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Tratto da &quot;Archeologia Viva&quot; del Maggio 1993&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<content type="html">&lt;div class=&quot;K2FeedIntroText&quot;&gt;Tratto da &quot;Archeologia Viva&quot; (Maggio 1993)
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Con la scoperta di una sepoltura ostrogota si è conclusa la terza campagna di scavo condotta da Hermann Bùsing, dell'Università di Bochum, nel territorio rivierasco del Po tra Gaiba e Ficarolo, in provincia di Rovigo. Nel 1990 le ricerche si erano concentrate in località La Vela, portando alla luce le tracce delle fondamenta di un'abitazione e altre testimonianze d'epoca romana. Nell'anno successivo alcune trincee di scavo eseguite nel fondo Chiesazza avevano permesso di individuare una necropoli databile al V - VI secolo d.C. e il recupero d'altre trenta sepolture.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Le conoscenze archeologiche dell'area rivierasca del Po, tra Ficarolo e Gaiba, fino a pochi anni fa erano circoscritte ai ritrovamenti di Chiunsano e ai corredi funebri delle tombe a cremazione a Bassantina. E forse oggi di più non si saprebbe, se non fosse entrato in gioco l'interesse di un appassionato locale che ha sensibilmente contribuito a prospettare un quadro, ben preciso e documentato, della distribuzione insediativa in età antica, offrendo anche elementi utili all'organizzazione di future ricerche. Si tratta di Carlo Palazzi, noto nella fascia rivierasca altopolesana per la sua particolare passione per l'archeologia. Di stimolo sono state anche le occasioni che gli venivano offerte dalle sue battute di caccia, quando nei periodi autunnali ed invernali percorreva i campi arati alla ricerca, più che di selvaggina, di frammenti di vasi, di monete, di tessere musive e quant'altro affiorasse in superficie a testimonianza di antiche presenze dell'uomo. Ma fra le molte tracce archeologiche recuperate, emergono certamente quelle di Chiunsano, per merito anche di quanto raccolto da un altro appassionato, Claudio Leis.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Chiunsano era già stato oggetto di ricerche agli inizi del secolo, quando nel 1904 vi furono eseguiti alcuni scavi che portarono alla luce resti di costruzioni, frammenti di vasi fittili e vetro, oggetti di bronzo e osso, oltre che numerose monete (da Vespasiano a Galerio Massimiano). Ma si deve giungere al 1968 per avere altre informazioni archeologiche, con la scoperta occasionale in località Bassantina (Ficarolo) di tre tombe a cremazione del tipo &quot;a cassetta&quot;, riferibili al I secolo d.C.. Il loro corredo funebre era rappresentato da vasellame di vetro e terracotta, tra cui un elegante bicchiere fittile invetriato. Il luogo di Chiunsano ritornò nel 1982 ad essere interessato da scavi archeologici, quando per interventi agricoli furono individuate le prime tracce di una necropoli. Le ricerche portarono alla scoperta di trentuno tombe ad inumazione di epoca altomedievale, distribuite nel contesto di un'area insediativa romana. Ora si prospetta la necessità di una programmata ricerca, soprattutto alla luce di quanto Carlo Palazzi è riuscito ad inviduare in anni di continue ricognizioni, senza trascurare il fatto che la maggior concentrazione dei siti archeologici è distribuita lungo una secondaria via d'acqua ancora parzialmente &quot;viva&quot; che in cartografie storiche è ricordata con il nome di Chiunsano, dalla stessa località che fino ad oggi ha restituito, per l'area in esame, i materiali archeologici più significativi. E non deve essere sottovalutato il fatto che questa fascia rivierasca del Po, per quanto legata a complesse vicende idrografiche, offre elementi tali da confermare una particolare continuità insediativa che abbraccia un arco di tempo compreso tra il II secolo a.C. e il VI secolo d.C.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Il grande fondo di Chiunsano presenta a nord un campo di forma ovale circondato da fossatelli, un &quot;gorgo&quot;, che spicca ben evidente all'interno della suddivione rettilinea dei terreni. Nel secolo scorso vi vennero raccolte molte monete, alcune delle quali d'argento e d'oro, ed altri oggetti e ancor oggi una grande quantità di cocci affiora sulle sua superficie. Qui, in corrispondenza del margine meridionale del &quot;gorgo&quot;, è stata aperta una trincea e si è avuta l'opportunità di verificare le vecchie notizie con il ritrovamento di monete in bronzo. Nella parte settentrionale dello scavo di Chiunsano si sono rinvenuti i resti di un insediamento artigianale dove per un lungo tempo si lavorò il ferro. Scorie metalliche sono venute alla luce sopra e sotto le fondazioni degli ambienti di lavoro: concentrazioni di ceneri rosse ed i forni stessi stavano a diretto contatto dei muri. Si sono ritrovati molti frammenti di ceramica e vetro ed anche tre anfore conficcate nel terreno, private della parte superiore per servire da catini. Tutti i reperti indicano la prima metà del I secolo d.C. quale periodo di attività dell'officina. Molto più tardi, quando essa aveva cessato di esistere da almeno due secoli, vi vennero sepolti due individui, presso i quali abbiamo rinvenuto un piccolo bronzo, moneta spicciola della tarda antichità. Piccoli saggi praticati sotto il livello dei muri hanno concordemente mostrato come negli strati sedimentari di colore verdastro ricorrano continuamente frammenti di anfore, laterizi e ceramica, insieme ad ossa di grandi animali domestici come mucche e cavalli, che documentano un'intensa utilizzazione del dito da parte dei romani. Riguardo alla ceramica fine degli strati inferiori, ci ha colpito particolarmente la presenza di ceramica a vernice nera di età augustea, ultima imitazione dei modelli greco-etruschi. Il ritrovamento ha analogie con i risultati degli scavi del 1982: è evidente che l'insediamento nella zona venne preceduto da opere di innalzamento e spianamento nel tardo I secolo a.C. Il nuovo terreno così ottenuto fu dapprima utilizzato a scopi agricoli e poi come sede abitativa.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Accanto all'officina si estendeva un cortile o uno spiazzo lungo 10 m. in leggera discesa verso sud, il cui piano di calpestio era costituito da una massicciata di frammenti di tegole, anfore e ossa di animali, all'interno della quale si trovavano sparse numerose monete di bronzo emesse da Augusto e da Tiberio, aghi d'osso da cucito e da ornamento, ganci ed altri oggetti. Nella parte meridionale dello scalo sono emersi i reperti più sorprendenti. Dapprima è stata trovata sotto un mucchio di tegole in caduta una piccola stadera di bronzo completa di peso di piombo, catenina e ganci, di un tipo molto diffuso a Pompei tra I e II secolo d.C. Parallelamente all'odierno scavo scorreva anche nell'antichità una canaletta, che si interrava continuamente e che alla fine venne sostituita da una in muratura. Quest'ultima era rivestita di un intonaco rossiccio, in cui erano inserite tessere musive bianche e nere. Ci si è poi imbattuti in una piccola anfora integra contenuta in una più grande con la parte superiore tagliata: la prima ipotesi, che si trattasse dei resti di una sepoltura, non trova conferma; comunque, sul fondo dell'anfora maggiore giacevano quattro monete di Tiberio.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Tratto da &quot;RELAZIONE SUGLI SCAVI Di Ficarolo/Gaiba&quot; (Estate 1996)&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;1. Organizzazione ed esposizione&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Gli scavi in località Chiunsano si sono tenuti, quest'anno, nel periodo compreso tra il 22 luglio ed il 31 agosto. Il permesso di scavo da parte del Ministero per i Beni Culturali è datato 26 Giugno 1996 e quello del proprietario del terreno 20 Aprile 1996. La campagna di scavo è stata possibile solamente grazie ad un intervento della Fondazione Alfried Krupp von Bohlen und Halbach. Ai lavori diretti dal Prof. Dr. Hermann Bùsing (scavi) e dalla Dr.essa Andrea Bùsing-Kolbe (reperti), hanno partecipato, per ognuno dei due turni, 12 studenti dell'Università di Bochum e una studentessa di Lipsia. Inoltre sono intervenuti volontari di Rovigo, Salara ed altre località.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;2. Scavi&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;La sezione di 200 metri quadrati è localizzabile tra le aree ispezionate negli anni 1992 e 1995; in questa zona le misurazioni geomagnetiche del Dr. Sandro Veronese avevano evidenziato diverse anomalie. Durante gli scavi tali anomalie si sono rivelate come focolari. Tali irregolarità sono riconducibili all'epoca precedente l'edificazione della struttura abitativa che veniva alla luce in quei giorni, nella zona a Nord: una sala di circa 5 metri per 3 che, a settentrione e meridione, è accompagnata da un'ala. Nell'ala settentrionale è stata rinvenuta una grande pietra di trachite, posta su uno zoccolo murato di circa 50 centimetri. Le anfore spaccate, ad ovest, dimostrano che l'edificio termina con il muro occidentale riportato che l'edificio termina con il muro occidentale riportato alla luce. Il muro orientale continua sull'ala settentrionale e prosegue in direzione Nord e viene, in parte, coperto da una superficie impermeabile in cocciopesto, sul quale si sono mantenute due colonne ipocauste, tipiche di un bagno romano. Tale piastra dimostra che ci troviamo in una abitazione. Nel 1992 portammo alla luce una zona adibita ad officine, nel 1995 parte di un magazzino, senza sapere dove localizzare l'area della signorile villa rustica. Con gli scavi del 1996 si sono rivelate le strutture di tale edificio. Ciò è supportato dall'inizio di una serie di colonne nella sezione meridionale degli scavi , le quali si dispongono, da occidente ad oriente, ad una distanza assiale di 3 metri e 20 centimetri e si dispongono, relativamente al muro orientale, ad angolo retto. Le colonne sono di mattoni modellati: di esse si sono salvati tre strati. Sorprendentemente, nella seconda e terza colonna, c'è stato un intervento riparativo e s'è usato uno scapo quadrato. Di tale scapo sono rimasti due strati. Tra la seconda e la terza colonna, al livello dello scapo quadrato, sono state rinvenute due coppe Aco, riferibili al periodo di Augusto o Tiberio: inizi, perciò, del primo secolo d.C.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;3. Risultati&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Diversi muri mostrano segni d'intervento dopo danni causati da alluvioni. I muri settentrionali sono maggiormente sprofondati nel terreno molle ed instabile. Nel momento dell'intervento s'è agito costruendo nuove fondamenta sui muri sprofondati e, in quattro posti, s'è ricorso a contraffissi, senza rinforzare direttamente la costruzione o la base delle fondamenta. Quando si costruì la piastra impermeabile del bagno il lastricato era già sprofondato, da nord a sud, di mezzo metro. Probabilmente la piastra ricoprì il selciato: essa è stata tagliata e preparato un nuovo orlo/bordo sul cocciopesto. Tali danni sono di estremo interesse per la vita nella regione alluvionale del Po, ciò dimostra lo scontro continuo con le forze naturali. Nell'attuale campagna di continuo con le forze naturali. Nell'attuale campagna di scavo le testimonianze di tali catastrofi sono registrabili nello spazio-tempo, molto esiguo, della durata di due generazioni. Tutti i piccoli reperti ed i tipi di ceramica, comprese le anfore, appartengono al primo secolo a.C. e alla prima metà del primo d.C. Tra le 33 monete, almeno 5 sono del periodo repubblicano. Al di fuori del selciato appena nominato ed appartenente ad una precedente fase edificatoria e la piastra impermeabile del bagno (riferibile ad una fase edile successiva), non sono venuti alla luce in questa campagna di scavi, pavimenti o livelli camminativi. Caratteristica è la situazione nella sezione relativa alla sequenza delle colonne: le colonne furono poste ed innalzate, con o senza piattaforma, direttamente sul terreno argilloso; tra le colonne non c'era una pavimentazione consolidata o rafforzata, solamente argilla. Lo stesso deve essere stato per il livello camminativo negli spazi interni: ciò è deducibile dal fatto che i muri ci sono arrivati per un'altezza che arriva a tre strati. Nelle vicinanze nella prima colonna, dove si sono rinvenuti diversi focolari, tali camini sono all'altezza dello spigolo inferiore della piattaforma. Altri focolari, soprattutto la grande piastra di terra nell'ala meridionale ed il forno a cupola nell'ala settentrionale, appartengono al periodo precedente l'edificazione dell'abitazione e dimostrano che la zona era già utilizzata. In diversi posti abbiamo scavato sotto i muri, sino a un metro al di sotto del livello di scavo, senza imbatterci in costruzioni precedenti. D'altra parte diverso materiale da costruzione (ad eccezione dei mattoni per le colonne e le colonne ipocauste) viene riutilizzato e preso da costruzioni più antiche. Perciò a Chiunsano, deve esserci ancora una località con un'antica o originaria costruzione, edificata con nuovo materiale. Nell'ultima campagna di scavo non ci sono stati spettacolari ritrovamenti, come fu il caso della Dama di Ficarolo nell'anno 1992. Interessante è, però, il gruppo di vasellame in ceramica nera augustea che ripropone o copia la ceramica greco-campana del quinto e quarto secolo a.C., un genere che non si trova spesso. Come nelle campagne precedenti il ritrovamento di molto vasellame difettoso rimanda ad una fabbrica ubicata nelle vicinanze.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Le numerose coppe del tipo Sarius, alcune coppe Aco e vetro colorato dimostrano la richezza dell'antico proprietario nel periodo augusteo. I reperti più belli dello scavo sono una quasi completa anforetta di terra sigillata (altezza 19 cm-larghezza 19 cm), una piccola lampada sferica di bronzo e bellissime immagini di/su lampade romane di ceramica.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;LA DAMA DI CHIUSANO&lt;br /&gt;Assolutamente sensazionale è risultato il ritrovamento di quel 2 settembre 1991, penultimo giorno della terza campagna di scavi condotta da Hermann Bùsing, dell'Università di Bochum, nel territorio rivierasco del Po tra Gaiba e Ficarolo, in provincia di Rovigo. Deposto sulla massicciata romana stava lo scheletro intatto di una donna risalente all'epoca delle invasioni barbariche e databile intorno al 500 d.c., con ricchi gioielli d'argento, anche dorato.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Alla mano sinistra portava un anello con granati almandini, all'avambraccio sinistro un'armilla d'argento e tra i capelli un lungo spillone. Non sono stati trovati nella loro posizione originale gli ornamenti della veste, cioè la bella fibbia da cintura e la fibula: la prima, decorata da nove granati almandini e dorata, stava presso il ginocchio sinistro, la seconda tra i piedi. Questo fa pensare ad una parziale spoliazione della salma poco tempo dopo la sepoltura.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;La &quot;dama di Chiunsano&quot; era un'ostrogota, i cui gioielli furono in parte apprestati ancor prima della sua migrazione verso l'Italia. Del popolo di Teodorico il Grande, che arrivò in Italia con centomila uomini nell'anno 489, sono state finora rinvenute meno di cinquanta sepolture femminili (gli uomini venivano invece deposti senza corredo e sono riconoscibili come ostrogoti solo per la vicinanza con tombe femminili, oppure per mezzo di analisi antropologiche). Quindi non è solo l'eccezionale eleganza dei gioielli, ma anche e soprattutto la grande rarità di ritrovamenti simili che conferiscono alla sepoltura un posto di rango nella storia del Polesine. Si tratta infatti della prima tomba barbarica di questa provincia. Nulla, prima dello scavo, faceva presumere un rinvenimento così clamoroso, del tutto inaspettato per gli scavatori stessi, anche se si deve osservare che il sepolcreto di Chiesazza, distante poche centinaia di metri, appartiene alla stessa epoca della &quot;dama di Chiunsano&quot;. Se si trattasse di uomini della medesima stirpe oppure di autoctoni lo potranno dire solo ricerche antropologiche. Nel frattempo è emerso che un impugnatura di coltello, di osso intagliato, con l'iscrizione &quot;VIVAS IN D[EO]&quot; rinvenuta anni fa su un campo di Chiunsano, appartiene al medesimo contesto storico.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;I saggi archeologici nei comuni di Ficarolo e Gaiba nelle prime campagne hanno già aperto ampi squarci sulla storia insediativa della zona e dimostrano l'esistenza di una continuità di vita dall'età romana all'alto Medioevo: per gli uomini del sepolcreto di Chiesazza gli strati romani erano raggiungibili, se non altro, come terreno di riempimento; quanto alla &quot;dama di Chiunsano&quot;, giaceva direttamente sulla massicciata augustea. Forse nelle prossime campagne si riuscirà a portare alla luce la parte abitativa dell'insediamento romano, a cui apparteneva l'officina, e quindi a chiarire come gli invasori ostrogoti si fossero acquartierati nelle ville rustiche romane del Polesine. I ritrovamenti di superficie sparsi per il territorio fanno infatti intendere che in questo comprensorio altopolesano non esistesse in età romana un centro urbano, bensì singole ville dotate di impianti produttivi, dalle quali alcune dovevano essere ancora abitabili all'arrivo degli Ostrogoti.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Hermann Bùsing Simonetta Bonomi Raffaele Peretto&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Tratto da &quot;Archeologia Viva&quot; del Maggio 1993&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</content>
		<category term="storia locale" />
	</entry>
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		<title>San Giuseppe</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.comune.gaiba.ro.it/san-giuseppe.html"/>
		<published>2010-06-08T10:37:41+00:00</published>
		<updated>2010-06-08T10:37:41+00:00</updated>
		<id>https://www.comune.gaiba.ro.it/san-giuseppe.html</id>
		<summary type="html">&lt;div class=&quot;K2FeedIntroText&quot;&gt;&lt;h2&gt;&lt;strong&gt;CHIESA                                          ARCIPRETALE DI SAN GIUSEPPE &lt;/strong&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;I Marchesi Fiaschi fecero  erigere due                                          Oratori in Gaiba: uno  all'interno delle                                          mura della propria villa nel  1700, un                                          altro più antico su via San  Lorenzo,                                          a distanza di circa 300 m. dalle  mura.                                          Questo costruito nel 1500,  evidentemente                                          per la cura delle anime dei  contadini                                          al loro servizio, fu eretto  orientato                                          verso ovest, sulla via che  portava al                                          Monastero di San Lorenzo. Il  piazzale                                          di fronte all'Oratorio era  delimitato                                          dalla via che conduceva al Po.  La storia                                          dell'Oratorio che diventerà poi                                          la chiesa Arcipretale, può  essere                                          ricostruita, curiosamente,  attraverso                                          la lettura dei resoconti di  viaggio dei                                          vari prelati in visita  religiosa.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;L'Oratorio fu visitato dal  Vicario Maremonti                                          il 6 luglio 1574 e nella sua  relazionesi                                          legge di una chiesa povera e  malridotta                                          che necessita di candelieri  nuovi, priva                                          addirittura di regolare altare,  dotata                                          di una piccola campana a corda  esterna(quindi                                          non c'era campanile), senza  vetrate e                                          dal pavimento sconnesso. E'  gestita dal                                          cappellano francescano Domenico  Cardinale                                          dipendente dell'Arcipretale di  Ficarolo.                                          Il 9 settembre 1651 l'Oratorio  dei Fiaschi                                          è visitato dal Monsignore G.  Fontana,                                          il quale ne ricava una  descrizione leggermente                                          migliore rispetto alla  precedente: intitolato                                          all'Ephiphaniae ha pareti  dipinte, un                                          porticato in facciata, ma la  campana è                                          ancora esterna e gli arredi  sacri sono                                          ancora ridotti a poco più  dell'essenziale.                                          Il cappellano don Andrea vive di  una rendita                                          di 20 scudi annui ricavata  dall'affitto                                          di territori donati da Galeazzo  Fiaschi.                                          Don Andrea celebra regolarmente  nei giorni                                          festivi. E' solo nel 1699, con  la visita                                          di Monsignore Paolucci, che  l'Oratorio                                          si mostra del tutto rinnovato:  dedicato                                          a San Giuseppe Sposo di Maria,  possiede                                          una sagrestia e tre altari. Nel  1713,                                          appena 14 anni dopo l'ultima  ispezione,                                          Monsignore Togni visita un  grande e nuovo                                          Oratorio, &quot;recenter erectum a  fundamentis&quot;,                                          ovverosia recentemente eretto  dalle fondamenta(                                          quindi il precedente fu  completamente                                          demolito). Questo ha: una  sagrestia, un                                          coro, un battistero e tre altari  non ancora                                          completati. Monsignore Ruffo nel  1727                                          visita ancora la Chiesa di San  Giuseppe                                          e aggiunge alla descrizione  precedente                                          che gli altari sono stati  rifiniti e che                                          vi si trova anche una nuova  cappella (alla                                          quale si accede dall'abside) e  il cimitero                                          al lato nord. Il decreto  ufficiale che                                          crea la nuova parrocchia è  firmato                                          il 10 novembre 1734 dal  Cardinale T. Ruffo,                                          il quale con la bolla del 20  successivo                                          delinea i confini gaibesi con  territori                                          sottratti a Ravalle, Stienta e  Ficarolo:                                          è nata Gaiba. Il compleanno del                                          nostro comune deve essere fatto  risalire                                          proprio alla data del 20  novembre 1734.                                          All'interno della Chiesa si  conservano                                          tutt'oggi in ottimo stato, un  coro ligneo                                          e un confessionale con pulpito  (opere                                          di Dalbuoni, artigiano locale).&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;I Marchesi Fiaschi, in oltre  duecento                                          anni di dominio su Gaiba, hanno  donato,                                          a partire dal 1574 e successive  elargizioni                                          quella chiesa che riunirà tutti                                          i borghi storici nati prima del  nucleo                                          centrale, e facendo della piazza  del paese                                          praticamente l'ultimo nato tra  gli insediamenti                                          del comune. Ricapitolando: Gaiba  ha costruito                                          il proprio centro per unificare  in un'unica                                          identità comunale tutti i  villaggi                                          ad esso preesistenti, al  contrario di                                          quanto invece è successo nella                                          stragrande maggioranza dei paesi  polesani,                                          che si sono sviluppati dal  centro alla                                          periferia.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;&lt;strong&gt;PIAZZA SAN GIUSEPPE &lt;/strong&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Le case erette attorno alla  piazza dell'Oratorio                                          Fiaschi hanno, presumibilmente,  un origine                                          nel XVII sec., e si  presentavano, allora                                          con una fisionomia del tutto  diversa da                                          quella attuale. Erano infatti  porticate                                          in facciata e riprendevano  architettonicamente                                          la piazza di Ficarolo, che  rimane ancor                                          oggi per un intero lato munita  di portici                                          con archi a tutto sesto. Nella  piazza                                          gaibese rimangono ancora a  testimonire                                          l'antica bellezza del centro i  quattro                                          volti che costituiscono la  superstite                                          facciata di una antica casa,  addossata                                          alla Canonica.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Due grassissime finestre in  stile veneziano                                          restano unica memoria di una  presunta                                          sequenza di stile nei tre lati  della piazza.                                          All'interno di alcune case sul  lato sud                                          rimangono testimonianza degli  antichi                                          archi nella muratura. I volti  della piazza                                          di Gaiba sono rimasti integri  fino all'inizio                                          del 1900, poi furono inglobati  nei muri                                          esterni delle case per far  guadagnare                                          altro spazio all'abitazione.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Gaiba continua a crescere sia  dal punto                                          di vista demografico sai  dall'edilizio,                                          allargandosi in direzione  sud-ovest con                                          le vie Giovecca e Sabbioni. Nel  frattempo                                          scompariva l'abitato delle  Caselle e il                                          Monastero venne abbandonato  dagli ultimi                                          frati all'inizio del 1800.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<content type="html">&lt;div class=&quot;K2FeedIntroText&quot;&gt;&lt;h2&gt;&lt;strong&gt;CHIESA                                          ARCIPRETALE DI SAN GIUSEPPE &lt;/strong&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;I Marchesi Fiaschi fecero  erigere due                                          Oratori in Gaiba: uno  all'interno delle                                          mura della propria villa nel  1700, un                                          altro più antico su via San  Lorenzo,                                          a distanza di circa 300 m. dalle  mura.                                          Questo costruito nel 1500,  evidentemente                                          per la cura delle anime dei  contadini                                          al loro servizio, fu eretto  orientato                                          verso ovest, sulla via che  portava al                                          Monastero di San Lorenzo. Il  piazzale                                          di fronte all'Oratorio era  delimitato                                          dalla via che conduceva al Po.  La storia                                          dell'Oratorio che diventerà poi                                          la chiesa Arcipretale, può  essere                                          ricostruita, curiosamente,  attraverso                                          la lettura dei resoconti di  viaggio dei                                          vari prelati in visita  religiosa.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;L'Oratorio fu visitato dal  Vicario Maremonti                                          il 6 luglio 1574 e nella sua  relazionesi                                          legge di una chiesa povera e  malridotta                                          che necessita di candelieri  nuovi, priva                                          addirittura di regolare altare,  dotata                                          di una piccola campana a corda  esterna(quindi                                          non c'era campanile), senza  vetrate e                                          dal pavimento sconnesso. E'  gestita dal                                          cappellano francescano Domenico  Cardinale                                          dipendente dell'Arcipretale di  Ficarolo.                                          Il 9 settembre 1651 l'Oratorio  dei Fiaschi                                          è visitato dal Monsignore G.  Fontana,                                          il quale ne ricava una  descrizione leggermente                                          migliore rispetto alla  precedente: intitolato                                          all'Ephiphaniae ha pareti  dipinte, un                                          porticato in facciata, ma la  campana è                                          ancora esterna e gli arredi  sacri sono                                          ancora ridotti a poco più  dell'essenziale.                                          Il cappellano don Andrea vive di  una rendita                                          di 20 scudi annui ricavata  dall'affitto                                          di territori donati da Galeazzo  Fiaschi.                                          Don Andrea celebra regolarmente  nei giorni                                          festivi. E' solo nel 1699, con  la visita                                          di Monsignore Paolucci, che  l'Oratorio                                          si mostra del tutto rinnovato:  dedicato                                          a San Giuseppe Sposo di Maria,  possiede                                          una sagrestia e tre altari. Nel  1713,                                          appena 14 anni dopo l'ultima  ispezione,                                          Monsignore Togni visita un  grande e nuovo                                          Oratorio, &quot;recenter erectum a  fundamentis&quot;,                                          ovverosia recentemente eretto  dalle fondamenta(                                          quindi il precedente fu  completamente                                          demolito). Questo ha: una  sagrestia, un                                          coro, un battistero e tre altari  non ancora                                          completati. Monsignore Ruffo nel  1727                                          visita ancora la Chiesa di San  Giuseppe                                          e aggiunge alla descrizione  precedente                                          che gli altari sono stati  rifiniti e che                                          vi si trova anche una nuova  cappella (alla                                          quale si accede dall'abside) e  il cimitero                                          al lato nord. Il decreto  ufficiale che                                          crea la nuova parrocchia è  firmato                                          il 10 novembre 1734 dal  Cardinale T. Ruffo,                                          il quale con la bolla del 20  successivo                                          delinea i confini gaibesi con  territori                                          sottratti a Ravalle, Stienta e  Ficarolo:                                          è nata Gaiba. Il compleanno del                                          nostro comune deve essere fatto  risalire                                          proprio alla data del 20  novembre 1734.                                          All'interno della Chiesa si  conservano                                          tutt'oggi in ottimo stato, un  coro ligneo                                          e un confessionale con pulpito  (opere                                          di Dalbuoni, artigiano locale).&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;I Marchesi Fiaschi, in oltre  duecento                                          anni di dominio su Gaiba, hanno  donato,                                          a partire dal 1574 e successive  elargizioni                                          quella chiesa che riunirà tutti                                          i borghi storici nati prima del  nucleo                                          centrale, e facendo della piazza  del paese                                          praticamente l'ultimo nato tra  gli insediamenti                                          del comune. Ricapitolando: Gaiba  ha costruito                                          il proprio centro per unificare  in un'unica                                          identità comunale tutti i  villaggi                                          ad esso preesistenti, al  contrario di                                          quanto invece è successo nella                                          stragrande maggioranza dei paesi  polesani,                                          che si sono sviluppati dal  centro alla                                          periferia.&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;&lt;strong&gt;PIAZZA SAN GIUSEPPE &lt;/strong&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Le case erette attorno alla  piazza dell'Oratorio                                          Fiaschi hanno, presumibilmente,  un origine                                          nel XVII sec., e si  presentavano, allora                                          con una fisionomia del tutto  diversa da                                          quella attuale. Erano infatti  porticate                                          in facciata e riprendevano  architettonicamente                                          la piazza di Ficarolo, che  rimane ancor                                          oggi per un intero lato munita  di portici                                          con archi a tutto sesto. Nella  piazza                                          gaibese rimangono ancora a  testimonire                                          l'antica bellezza del centro i  quattro                                          volti che costituiscono la  superstite                                          facciata di una antica casa,  addossata                                          alla Canonica.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Due grassissime finestre in  stile veneziano                                          restano unica memoria di una  presunta                                          sequenza di stile nei tre lati  della piazza.                                          All'interno di alcune case sul  lato sud                                          rimangono testimonianza degli  antichi                                          archi nella muratura. I volti  della piazza                                          di Gaiba sono rimasti integri  fino all'inizio                                          del 1900, poi furono inglobati  nei muri                                          esterni delle case per far  guadagnare                                          altro spazio all'abitazione.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Gaiba continua a crescere sia  dal punto                                          di vista demografico sai  dall'edilizio,                                          allargandosi in direzione  sud-ovest con                                          le vie Giovecca e Sabbioni. Nel  frattempo                                          scompariva l'abitato delle  Caselle e il                                          Monastero venne abbandonato  dagli ultimi                                          frati all'inizio del 1800.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</content>
		<category term="storia locale" />
	</entry>
	<entry>
		<title>Villa Fiaschi e Cappella di Sant'Anna</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.comune.gaiba.ro.it/villa-stampanoni-ex-fiaschi.html"/>
		<published>2010-06-08T10:29:22+00:00</published>
		<updated>2010-06-08T10:29:22+00:00</updated>
		<id>https://www.comune.gaiba.ro.it/villa-stampanoni-ex-fiaschi.html</id>
		<author>
			<name>Massimo Marchetto</name>
			<email>assistenza@quantility.it</email>
		</author>
		<summary type="html">&lt;div class=&quot;K2FeedIntroText&quot;&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Il nucleo centrale di Gaiba deve la propria origine all'arrivo dei Marchesi Fiaschi, che costruirono una possente villa sulle fondamenta della grande casa rurale dei predecessori marchesi Seracco. Questi ultimi ebbero territori in Gaiba per pochissimo tempo, ma sufficiente per lasciare il loro nome ad identificare &quot;saracca&quot; le terra che fu di loro proprietà, situata tra Via Giovecca e Via Vegri. Sullo scolo Canalazzo, tra Vegri e Tommaselle nel 1500 fu edificata la Villa rustica dei Seracco.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;I Fiaschi al loro arrivo demolirono la villa e ne costruirono una nuova secondo canoni di architettura più &quot;signorili&quot;. Nel 1669, secondo una descrizione dell'epoca, la villa Fiaschi possiede già la fisionomia attuale, anche se mostra una decorazione frontale al centro della coperrtura che oggi non c'è più.Nel 1790 viene costruita la Cappella, in stile barocco dedicata a Sant'Anna, attuale patrona di Gaiba, l'Oratorio conserva una preziosa pala d'altare rappresentante la Santa bambina con la famiglia ed è opera di G. Cignaroli, pittore veronese morto nel 1770. Purtroppo da più di dieci anni la chiesetta, un gioiellino dell'arte barocca, è pericolante e necessita di ingenti quanto urgenti restauri. Le statue, che ornano ancora i pilastri della cinta, sono anteriori al 1790 e anch'essi abbisognano di restauro.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;I Fiaschi si aprirono una strada verso il fiume costruendo la via che porta ancora il loro nome, per scopi agricoli continuarono a servirsi anche dell'antichissima strada che conduce al Monastero delle Caselle. Via San Lorenzo e via Fiaschi (oggi il primo tratto di quest'ultima si chiama via Roma) cominciavano in un'unica strada che partiva in corrispondenza del cancello centrale della mura attorno alla villa poi superava il ponticello sullo scolo Canalazzo e subito si divideva a V: un braccio si dirigeva perpendicolarmente alla Villa verso il Po, l'altro portava alle Caselle. Sopra queste due strade si espanderà Gaiba moderna: la piazza centrale con la chiesa di San Giuseppe si aprirà mettendo in comunicazione le due vie, dallo slargo della piazza in direzione ovest nascerà via Sabbioni da dove via Fiaschi verso via Vegri si diramerà via Giovecca.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<content type="html">&lt;div class=&quot;K2FeedIntroText&quot;&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Il nucleo centrale di Gaiba deve la propria origine all'arrivo dei Marchesi Fiaschi, che costruirono una possente villa sulle fondamenta della grande casa rurale dei predecessori marchesi Seracco. Questi ultimi ebbero territori in Gaiba per pochissimo tempo, ma sufficiente per lasciare il loro nome ad identificare &quot;saracca&quot; le terra che fu di loro proprietà, situata tra Via Giovecca e Via Vegri. Sullo scolo Canalazzo, tra Vegri e Tommaselle nel 1500 fu edificata la Villa rustica dei Seracco.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;I Fiaschi al loro arrivo demolirono la villa e ne costruirono una nuova secondo canoni di architettura più &quot;signorili&quot;. Nel 1669, secondo una descrizione dell'epoca, la villa Fiaschi possiede già la fisionomia attuale, anche se mostra una decorazione frontale al centro della coperrtura che oggi non c'è più.Nel 1790 viene costruita la Cappella, in stile barocco dedicata a Sant'Anna, attuale patrona di Gaiba, l'Oratorio conserva una preziosa pala d'altare rappresentante la Santa bambina con la famiglia ed è opera di G. Cignaroli, pittore veronese morto nel 1770. Purtroppo da più di dieci anni la chiesetta, un gioiellino dell'arte barocca, è pericolante e necessita di ingenti quanto urgenti restauri. Le statue, che ornano ancora i pilastri della cinta, sono anteriori al 1790 e anch'essi abbisognano di restauro.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;I Fiaschi si aprirono una strada verso il fiume costruendo la via che porta ancora il loro nome, per scopi agricoli continuarono a servirsi anche dell'antichissima strada che conduce al Monastero delle Caselle. Via San Lorenzo e via Fiaschi (oggi il primo tratto di quest'ultima si chiama via Roma) cominciavano in un'unica strada che partiva in corrispondenza del cancello centrale della mura attorno alla villa poi superava il ponticello sullo scolo Canalazzo e subito si divideva a V: un braccio si dirigeva perpendicolarmente alla Villa verso il Po, l'altro portava alle Caselle. Sopra queste due strade si espanderà Gaiba moderna: la piazza centrale con la chiesa di San Giuseppe si aprirà mettendo in comunicazione le due vie, dallo slargo della piazza in direzione ovest nascerà via Sabbioni da dove via Fiaschi verso via Vegri si diramerà via Giovecca.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</content>
		<category term="storia locale" />
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		<title>Tommaselle</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.comune.gaiba.ro.it/tommaselle.html"/>
		<published>2010-06-08T10:20:19+00:00</published>
		<updated>2010-06-08T10:20:19+00:00</updated>
		<id>https://www.comune.gaiba.ro.it/tommaselle.html</id>
		<summary type="html">&lt;div class=&quot;K2FeedIntroText&quot;&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;E fu così che terzo in ordine cronologico sorse il nucleo che fu chiamato Tommaselle, in onore di San Tommaso d'Aquino, al quale nel XVII sec. Fu dedicato l'Oratorio privato dei Marchesi Sarti. La chiesetta ancor oggi rappresenta il luogo di aggregazione della comunità gaibese ivi residente. Il borgo nasce sulle rive dello scolo Canalazzo, un antico ramo del Po che si staccava a Ficarolo e proseguiva verso nord-est. Naturalmente il villaggio è di almeno un secolo più antico rispetto all'Oratorio, e molto probabilmente le prime case di contadini furono erette nel 1500. I marchesi Sarti, dal XVI sec. Proprietari di molti territori della zona, fecero erigere un piccolo Oratorio privato dedicato a San Tommaso e alla Beata Vergine dell'Assunta. Nel 1734 l'Oratorio assunse addirittura il titolo di Curaria, cioè di piccola parrocchia dipendente dall'Arcipretale di Ficarolo, per interessamento della famiglia Barberini forse residente nel borgo. Tuttavia la Curaria di Tommaselle ebbe vita breve: infatti nel 1738 venne consacrato parrocchia l'Oratorio privato dei Marchesi Fiaschi, di nuova costruzione, situato in una zona più centrale: l'attuale Chiesa Arcipretale di San Giuseppe. L'Oratorio delle Tommaselle è ancora aperto al culto e vi si celebra a richiesta e a cadenza settimanale nel periodo estivo. Il campanile dell'Oratorio manca della punta nella guglia, forse in seguito ad un bombardamento nella I° guerra mondiale. Alcuni anziani del paese asseriscono invece, che le croce originale cadde insieme alla guglia a causa di un fulmine alla fine del 1800 durante uno spaventoso temporale. All'interno dell'Oratorio si conserva tutt'oggi un antico altare ligneo dorato e policromato della Scuola Ferrarese del 1500.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<content type="html">&lt;div class=&quot;K2FeedIntroText&quot;&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;E fu così che terzo in ordine cronologico sorse il nucleo che fu chiamato Tommaselle, in onore di San Tommaso d'Aquino, al quale nel XVII sec. Fu dedicato l'Oratorio privato dei Marchesi Sarti. La chiesetta ancor oggi rappresenta il luogo di aggregazione della comunità gaibese ivi residente. Il borgo nasce sulle rive dello scolo Canalazzo, un antico ramo del Po che si staccava a Ficarolo e proseguiva verso nord-est. Naturalmente il villaggio è di almeno un secolo più antico rispetto all'Oratorio, e molto probabilmente le prime case di contadini furono erette nel 1500. I marchesi Sarti, dal XVI sec. Proprietari di molti territori della zona, fecero erigere un piccolo Oratorio privato dedicato a San Tommaso e alla Beata Vergine dell'Assunta. Nel 1734 l'Oratorio assunse addirittura il titolo di Curaria, cioè di piccola parrocchia dipendente dall'Arcipretale di Ficarolo, per interessamento della famiglia Barberini forse residente nel borgo. Tuttavia la Curaria di Tommaselle ebbe vita breve: infatti nel 1738 venne consacrato parrocchia l'Oratorio privato dei Marchesi Fiaschi, di nuova costruzione, situato in una zona più centrale: l'attuale Chiesa Arcipretale di San Giuseppe. L'Oratorio delle Tommaselle è ancora aperto al culto e vi si celebra a richiesta e a cadenza settimanale nel periodo estivo. Il campanile dell'Oratorio manca della punta nella guglia, forse in seguito ad un bombardamento nella I° guerra mondiale. Alcuni anziani del paese asseriscono invece, che le croce originale cadde insieme alla guglia a causa di un fulmine alla fine del 1800 durante uno spaventoso temporale. All'interno dell'Oratorio si conserva tutt'oggi un antico altare ligneo dorato e policromato della Scuola Ferrarese del 1500.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</content>
		<category term="storia locale" />
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		<title>Il Bonello</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.comune.gaiba.ro.it/il-bonello.html"/>
		<published>2010-06-08T10:15:56+00:00</published>
		<updated>2010-06-08T10:15:56+00:00</updated>
		<id>https://www.comune.gaiba.ro.it/il-bonello.html</id>
		<summary type="html">&lt;div class=&quot;K2FeedIntroText&quot;&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;La rotta di Ficarolo, creando il  nuovo                                          corso del Po che fu chiamato Po  di Venezia,                                          passando attraverso nuove terre  geologicamente                                          più giovani, formò nuove                                          isole, la più importante delle                                          quali nella nostra zona è  Bonello                                          oggi unita alla terra ferma. Fin  dalla                                          sua formazione Bonello fu presa  sotto                                          il controllo del villaggio di  Ravalle,                                          situato sulla riva opposta del  Po, il                                          quale ne sfruttava il terreno  particolarmente                                          fertile grazie al limo naturale  depositato                                          dal fiume nelle due piene  annuali. Il                                          nome di Bonello resta di  difficile attribuzione                                          etimologica. Lo studioso  ficarolese Ravelli                                          ne fa risalire l'origine alla  presenza                                          in loco di rivenditori di pesci  detti                                          Bolonae, mentre altre  testimonianze ne                                          rimandano l'etimo allo  stabilirsi di famiglie                                          di coloni di origine bolognese.  Molto                                          più semplicemente, è probabile                                          che Bonello sia un nome derivato  dalla                                          radice latina Bon - e da  Liticus, &quot;terreno&quot;,                                          che in questo caso stava ad  indicare la                                          particolare condizione di  fertilità                                          dell'isola rispetto alla  insalubrità                                          delle zone circostanti.  All'inizio del                                          1600, Bonello era un'isola  popolata e                                          bonificata, dipendente dalla  parrocchia                                          di Ravalle, ma in lento  avvicinamento                                          alla riva sinistra del Po ( e di  conseguenza                                          in allontanamento progressivo  dalla riva                                          destra).&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Nel 1650 circa, in seguito alle  continue                                          richieste da parte degli  abitanti per                                          ottenere la cura di un parroco  residente                                          sull'isola(perché durante i  periodi                                          di piena si trovava anche per  mesi privati                                          delle funzioni religiose), il  Vescovo                                          di Ferrara Cardinale Magalotti,  autorizzò                                          l'edificazione dell'Oratorio  dedicato                                          a San Carlo Borromeo. Questa  chiesetta                                          fu costruita sopra un piccolo  terreno                                          offerto da un possidente locale,  Bartolomeo                                          Tosi, era provvista di campanile  a tetto                                          scoperto e dotata di una casa  per il curato,                                          un cappellano residente. Accanto  all'Oratorio                                          fu creato successivamente un  piccolo cimitero.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Nel 1800 l'opera dell'uomo  accelerò                                          la natura e grazie a grandiosi  lavori                                          di bonifica l'isola fu legata  definitivamente                                          alla terraferma. Attualmente  Bonello divenuta                                          a tutti gli effetti &quot;golena&quot;                                          - intendendo con il termine un  terreno                                          compreso entro gli argini del  fiume, invaso                                          dalle acque nei periodi di piena  - è                                          per la maggior parte della sua  estensione                                          sotto la giurisdizione di Gaiba,  la restante                                          parte è sotto quella di Stienta.                                           Durante la prima metà del XV  sec.                                          Il territorio altopolesano fu,  purtroppo,                                          teatro di aspre battaglie tra le  famiglie                                          dei Gonzaga, degli Estensi e di  Venezia,                                          in continua lotta tra loro. Le  guerre                                          sviluppatesi non risparmiarono  alla nostra                                          terra le umiliazioni più  profonde,                                          sia a livello politico (passando  prima                                          sotto i Gonzaga, poi sotto  Venezia e nel                                          1438 ancora sotto gli Estensi)  che economico,                                          in quanto per fermare le truppe  nemiche                                          gli eserciti in lotta ricorsero  persino                                          al taglio degli argini  dell'Adige (rotta                                          di Castagnaro del 1438) e alla  Malopera.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Alla fine 1400 gli Estensi  cercarono di                                          rendere più stabile il loro  dominio                                          sulla transpadana, sia dal punto  di vista                                          economico che militare,  iniziando una                                          campagna di infeudazione di  molti territori,                                          attraverso l'investitura  terriera nei                                          confronti di famiglie di noblie  stirpe                                          dell'entourage estense. Furono  investiti                                          i nobili Vegri di vasti  territori in Ficarolo                                          ( e il loro casato resta  testimoniato                                          dal toponimo di Via Vegri), i  Sarti alle                                          Tommaselle, e i Surchi nel  territorio                                          che prese il nome Surchio, i  Seracco e                                          quindi i Fiaschi nella vasta  area sulle                                          quale, in seguito, sorse  l'omonima villa,                                          ora Stampanoni. Il territorio  dei Conti                                          Fiaschi si estendeva fino  all'argine maestro                                          del Po, in confine alle Caselle.  Queste                                          famiglie nobili, marchesi e  conti avevano                                          il compito di &quot;sfamare&quot; le  truppe                                          stabili disposte nelle varie  roccaforti,                                          teste di ponte militari, messe a  guardia                                          per garantire la sicurezza del  territorio                                          transpadano, sempre desiderato  dai veneziani.                                          Il gravoso compito alimentare  richiese                                          perciò un cospicuo utilizzo di                                          manodopera agricola( e  fortunatamente                                          la zona non mancava di lavoranti  e braccianti),                                          quindi il forte bisogno  determinò                                          un nuovo rifiorire dell'economia  rurale,                                          fino ad allora disastrata dai  lunghi periodi                                          bellici. Molte zone  inselvatichite in                                          seguito alle guerre ed alle  inondazioni                                          ad esse succedute furono  bonificate e                                          rese di nuovo fertili. Gli  Estensi ricompensarono                                          le famiglie investite decidendo  la liberalizzazione                                          dal vincolo del &quot;dazio e  gabella&quot;                                          nei commerci tra i vari feudi  ferraresi.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<content type="html">&lt;div class=&quot;K2FeedIntroText&quot;&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;La rotta di Ficarolo, creando il  nuovo                                          corso del Po che fu chiamato Po  di Venezia,                                          passando attraverso nuove terre  geologicamente                                          più giovani, formò nuove                                          isole, la più importante delle                                          quali nella nostra zona è  Bonello                                          oggi unita alla terra ferma. Fin  dalla                                          sua formazione Bonello fu presa  sotto                                          il controllo del villaggio di  Ravalle,                                          situato sulla riva opposta del  Po, il                                          quale ne sfruttava il terreno  particolarmente                                          fertile grazie al limo naturale  depositato                                          dal fiume nelle due piene  annuali. Il                                          nome di Bonello resta di  difficile attribuzione                                          etimologica. Lo studioso  ficarolese Ravelli                                          ne fa risalire l'origine alla  presenza                                          in loco di rivenditori di pesci  detti                                          Bolonae, mentre altre  testimonianze ne                                          rimandano l'etimo allo  stabilirsi di famiglie                                          di coloni di origine bolognese.  Molto                                          più semplicemente, è probabile                                          che Bonello sia un nome derivato  dalla                                          radice latina Bon - e da  Liticus, &quot;terreno&quot;,                                          che in questo caso stava ad  indicare la                                          particolare condizione di  fertilità                                          dell'isola rispetto alla  insalubrità                                          delle zone circostanti.  All'inizio del                                          1600, Bonello era un'isola  popolata e                                          bonificata, dipendente dalla  parrocchia                                          di Ravalle, ma in lento  avvicinamento                                          alla riva sinistra del Po ( e di  conseguenza                                          in allontanamento progressivo  dalla riva                                          destra).&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Nel 1650 circa, in seguito alle  continue                                          richieste da parte degli  abitanti per                                          ottenere la cura di un parroco  residente                                          sull'isola(perché durante i  periodi                                          di piena si trovava anche per  mesi privati                                          delle funzioni religiose), il  Vescovo                                          di Ferrara Cardinale Magalotti,  autorizzò                                          l'edificazione dell'Oratorio  dedicato                                          a San Carlo Borromeo. Questa  chiesetta                                          fu costruita sopra un piccolo  terreno                                          offerto da un possidente locale,  Bartolomeo                                          Tosi, era provvista di campanile  a tetto                                          scoperto e dotata di una casa  per il curato,                                          un cappellano residente. Accanto  all'Oratorio                                          fu creato successivamente un  piccolo cimitero.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Nel 1800 l'opera dell'uomo  accelerò                                          la natura e grazie a grandiosi  lavori                                          di bonifica l'isola fu legata  definitivamente                                          alla terraferma. Attualmente  Bonello divenuta                                          a tutti gli effetti &quot;golena&quot;                                          - intendendo con il termine un  terreno                                          compreso entro gli argini del  fiume, invaso                                          dalle acque nei periodi di piena  - è                                          per la maggior parte della sua  estensione                                          sotto la giurisdizione di Gaiba,  la restante                                          parte è sotto quella di Stienta.                                           Durante la prima metà del XV  sec.                                          Il territorio altopolesano fu,  purtroppo,                                          teatro di aspre battaglie tra le  famiglie                                          dei Gonzaga, degli Estensi e di  Venezia,                                          in continua lotta tra loro. Le  guerre                                          sviluppatesi non risparmiarono  alla nostra                                          terra le umiliazioni più  profonde,                                          sia a livello politico (passando  prima                                          sotto i Gonzaga, poi sotto  Venezia e nel                                          1438 ancora sotto gli Estensi)  che economico,                                          in quanto per fermare le truppe  nemiche                                          gli eserciti in lotta ricorsero  persino                                          al taglio degli argini  dell'Adige (rotta                                          di Castagnaro del 1438) e alla  Malopera.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Alla fine 1400 gli Estensi  cercarono di                                          rendere più stabile il loro  dominio                                          sulla transpadana, sia dal punto  di vista                                          economico che militare,  iniziando una                                          campagna di infeudazione di  molti territori,                                          attraverso l'investitura  terriera nei                                          confronti di famiglie di noblie  stirpe                                          dell'entourage estense. Furono  investiti                                          i nobili Vegri di vasti  territori in Ficarolo                                          ( e il loro casato resta  testimoniato                                          dal toponimo di Via Vegri), i  Sarti alle                                          Tommaselle, e i Surchi nel  territorio                                          che prese il nome Surchio, i  Seracco e                                          quindi i Fiaschi nella vasta  area sulle                                          quale, in seguito, sorse  l'omonima villa,                                          ora Stampanoni. Il territorio  dei Conti                                          Fiaschi si estendeva fino  all'argine maestro                                          del Po, in confine alle Caselle.  Queste                                          famiglie nobili, marchesi e  conti avevano                                          il compito di &quot;sfamare&quot; le  truppe                                          stabili disposte nelle varie  roccaforti,                                          teste di ponte militari, messe a  guardia                                          per garantire la sicurezza del  territorio                                          transpadano, sempre desiderato  dai veneziani.                                          Il gravoso compito alimentare  richiese                                          perciò un cospicuo utilizzo di                                          manodopera agricola( e  fortunatamente                                          la zona non mancava di lavoranti  e braccianti),                                          quindi il forte bisogno  determinò                                          un nuovo rifiorire dell'economia  rurale,                                          fino ad allora disastrata dai  lunghi periodi                                          bellici. Molte zone  inselvatichite in                                          seguito alle guerre ed alle  inondazioni                                          ad esse succedute furono  bonificate e                                          rese di nuovo fertili. Gli  Estensi ricompensarono                                          le famiglie investite decidendo  la liberalizzazione                                          dal vincolo del &quot;dazio e  gabella&quot;                                          nei commerci tra i vari feudi  ferraresi.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</content>
		<category term="storia locale" />
	</entry>
	<entry>
		<title>Le caselle</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.comune.gaiba.ro.it/le-caselle.html"/>
		<published>2010-06-08T10:05:22+00:00</published>
		<updated>2010-06-08T10:05:22+00:00</updated>
		<id>https://www.comune.gaiba.ro.it/le-caselle.html</id>
		<summary type="html">&lt;div class=&quot;K2FeedIntroText&quot;&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Il                                          primo nucleo di Gaiba è sorto  attorno                                          al Monastero di San Lorenzo: &lt;strong&gt;le Caselle&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Sono infatti i frati Benedettini  che si                                          incaricano della bonifica di  queste terre,                                          attorno al XI sec., mandati  dalle Abbazie                                          più grandi (come quelle di  Pomposa                                          e Nonantola) a ricavare  fertilità                                          e ricchezza dalla palude più  profonda                                          e povera. Le vestigia  dell'antichissimo                                          centro religioso restano ancora  imponenti,                                          pur nel loro impietoso degrado,  addossate                                          all'argine maestro nella  località                                          che detiene ancora il none di  Caselle,                                          ma che del centro abitato di  allora non                                          conserva più nulla.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;E' quindi evidente che il  Monastero Benedettino                                          di Caselle è stato fondato  almeno                                          un secolo prima della rotta di  Ficarolo:                                          fu eretto presumibilmente su un  polesine                                          di ampio raggio, controllava un  territorio                                          sicuramente vasto ed abbastanza  alto rispetto                                          alla palude circostante tanto da  poter                                          divenire un vero e proprio  &quot;quartier                                          generale&quot; della prima  bonificazione                                          che il territorio gaibese abbia  mai conosciuto                                          nella sua storia.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Nel 1151 avviene la rotta di  Ficarolo:                                          il nuovo corso si inserisce  proprio nel                                          mezzo dell'isola sulla quale  stava il                                          Monastero, e a tutt'oggi scorre a  pochi                                          metri dalle storiche mure del  convento                                          Benedettino (imbrigliato, però                                          da un poderoso argine!). Si  lasci al lettore                                          immaginare gli anni seguenti la  catastrofica                                          rotta: più di due secoli di  paziente                                          e intenso lavoro di risanamento  cancellati                                          in un batter d'occhio e di nuovo  tanta                                          fatica da impiegare. Solo la  grande perizia                                          dei monaci Benedettini e la loro  grande                                          devozione religiosa riuscirono a  mettere                                          di nuovo in sesto la regione  sconquassata                                          dalla calamità dell'alluvione.                                          I frati lavorarono queste terre  ancora                                          per qualche secolo, almeno fino  al 1700,                                          dopo aver subito numerose  traversie e                                          passaggi di mano. Infatti, i  territori                                          rivieraschi al Po furono sempre  contesi                                          tra Venezia e Ferrara, e il  Monastero                                          di San Lorenzo, alle Caselle  passò                                          sotto la Giurisdizione prima  dell'Abbazia                                          di Pomposa fino al 1476, poi  passò                                          ai Benedettini di Padova fino al  1778,                                          per interessamento dei Duchi  Ercole ed                                          Eleonora d'Este. Il Grande  umanista Guarino                                          Guarini, nel descrivere il  monastero di                                          San Lorenzo, raccontò anche di                                          un episodio, probabilmente più                                          leggendario che veritiero, il  quale volle                                          ospite dei frati Benedettini di  Caselle                                          l'Imperatore Ottone II il  sanguinario                                          nell'anno 973, in uno dei suoi  impegni                                          di riconquista dell'Italia  Meridionale                                          all'epoca occupata dai  bizantini. Già                                          nel 1574 si legge, in un atto di  descrizione                                          dei fondi estensi, che la corte  Benedettina                                          versava in pessime condizioni  per quanto                                          riguardava la costruzione in  muratura,                                          e che anche il numero dei frati  impiegati                                          si era notevolmente ridotto.  Dopo la restaurazione                                          seguita alla rivoluzione  francese e alle                                          calate napoleoniche, scacciati  gli ultimi                                          frati, il possedimento fu messo  all'asta                                          e acquistato da privati, e oggi,  ciò                                          che ne resta, si mostra  imponente fantasma                                          del suo antico e perduto  splendore.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;All'interno del vasto fabbricato  sono                                          conservate preziosissime colonne  di puro                                          marmo di Carrara, ancora intatte  dopo                                          tanti secoli. L'attiguo oratorio  di San                                          Lorenzo era il luogo della  comunicazione                                          religiosa tra i frati e il  popolo delle                                          Caselle. Fu dedicato alla  Madonna del                                          Latte solo dal secolo scorso, in  memoria                                          di un miracolo che  presumibilmente avvenne                                          in soccorso di una madre che  supplicò                                          Maria di disporre di latte per  il proprio                                          figlio neonato morente. Una  leggenda locale                                          racconta di un misterioso tunnel  sotterraneo                                          che avrebbe collegato il  Monastero di                                          San Lorenzo al convento della  Canova,                                          in via Argine Valle e sarebbe  stato utilizzato                                          anche come luogo di sepoltura  dei corpi                                          dei frati defunti, un po' alla  stregua                                          di catacomba.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<content type="html">&lt;div class=&quot;K2FeedIntroText&quot;&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Il                                          primo nucleo di Gaiba è sorto  attorno                                          al Monastero di San Lorenzo: &lt;strong&gt;le Caselle&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Sono infatti i frati Benedettini  che si                                          incaricano della bonifica di  queste terre,                                          attorno al XI sec., mandati  dalle Abbazie                                          più grandi (come quelle di  Pomposa                                          e Nonantola) a ricavare  fertilità                                          e ricchezza dalla palude più  profonda                                          e povera. Le vestigia  dell'antichissimo                                          centro religioso restano ancora  imponenti,                                          pur nel loro impietoso degrado,  addossate                                          all'argine maestro nella  località                                          che detiene ancora il none di  Caselle,                                          ma che del centro abitato di  allora non                                          conserva più nulla.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;E' quindi evidente che il  Monastero Benedettino                                          di Caselle è stato fondato  almeno                                          un secolo prima della rotta di  Ficarolo:                                          fu eretto presumibilmente su un  polesine                                          di ampio raggio, controllava un  territorio                                          sicuramente vasto ed abbastanza  alto rispetto                                          alla palude circostante tanto da  poter                                          divenire un vero e proprio  &quot;quartier                                          generale&quot; della prima  bonificazione                                          che il territorio gaibese abbia  mai conosciuto                                          nella sua storia.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Nel 1151 avviene la rotta di  Ficarolo:                                          il nuovo corso si inserisce  proprio nel                                          mezzo dell'isola sulla quale  stava il                                          Monastero, e a tutt'oggi scorre a  pochi                                          metri dalle storiche mure del  convento                                          Benedettino (imbrigliato, però                                          da un poderoso argine!). Si  lasci al lettore                                          immaginare gli anni seguenti la  catastrofica                                          rotta: più di due secoli di  paziente                                          e intenso lavoro di risanamento  cancellati                                          in un batter d'occhio e di nuovo  tanta                                          fatica da impiegare. Solo la  grande perizia                                          dei monaci Benedettini e la loro  grande                                          devozione religiosa riuscirono a  mettere                                          di nuovo in sesto la regione  sconquassata                                          dalla calamità dell'alluvione.                                          I frati lavorarono queste terre  ancora                                          per qualche secolo, almeno fino  al 1700,                                          dopo aver subito numerose  traversie e                                          passaggi di mano. Infatti, i  territori                                          rivieraschi al Po furono sempre  contesi                                          tra Venezia e Ferrara, e il  Monastero                                          di San Lorenzo, alle Caselle  passò                                          sotto la Giurisdizione prima  dell'Abbazia                                          di Pomposa fino al 1476, poi  passò                                          ai Benedettini di Padova fino al  1778,                                          per interessamento dei Duchi  Ercole ed                                          Eleonora d'Este. Il Grande  umanista Guarino                                          Guarini, nel descrivere il  monastero di                                          San Lorenzo, raccontò anche di                                          un episodio, probabilmente più                                          leggendario che veritiero, il  quale volle                                          ospite dei frati Benedettini di  Caselle                                          l'Imperatore Ottone II il  sanguinario                                          nell'anno 973, in uno dei suoi  impegni                                          di riconquista dell'Italia  Meridionale                                          all'epoca occupata dai  bizantini. Già                                          nel 1574 si legge, in un atto di  descrizione                                          dei fondi estensi, che la corte  Benedettina                                          versava in pessime condizioni  per quanto                                          riguardava la costruzione in  muratura,                                          e che anche il numero dei frati  impiegati                                          si era notevolmente ridotto.  Dopo la restaurazione                                          seguita alla rivoluzione  francese e alle                                          calate napoleoniche, scacciati  gli ultimi                                          frati, il possedimento fu messo  all'asta                                          e acquistato da privati, e oggi,  ciò                                          che ne resta, si mostra  imponente fantasma                                          del suo antico e perduto  splendore.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;All'interno del vasto fabbricato  sono                                          conservate preziosissime colonne  di puro                                          marmo di Carrara, ancora intatte  dopo                                          tanti secoli. L'attiguo oratorio  di San                                          Lorenzo era il luogo della  comunicazione                                          religiosa tra i frati e il  popolo delle                                          Caselle. Fu dedicato alla  Madonna del                                          Latte solo dal secolo scorso, in  memoria                                          di un miracolo che  presumibilmente avvenne                                          in soccorso di una madre che  supplicò                                          Maria di disporre di latte per  il proprio                                          figlio neonato morente. Una  leggenda locale                                          racconta di un misterioso tunnel  sotterraneo                                          che avrebbe collegato il  Monastero di                                          San Lorenzo al convento della  Canova,                                          in via Argine Valle e sarebbe  stato utilizzato                                          anche come luogo di sepoltura  dei corpi                                          dei frati defunti, un po' alla  stregua                                          di catacomba.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</content>
		<category term="storia locale" />
	</entry>
	<entry>
		<title>Cenni storici</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.comune.gaiba.ro.it/cenni-storici.html"/>
		<published>2010-06-08T09:47:24+00:00</published>
		<updated>2010-06-08T09:47:24+00:00</updated>
		<id>https://www.comune.gaiba.ro.it/cenni-storici.html</id>
		<summary type="html">&lt;div class=&quot;K2FeedIntroText&quot;&gt;&lt;h2&gt;&lt;strong&gt;CENNI                                          STORICI E TESTIMONIANZE  ARTISTICHE&lt;/strong&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Il                                          toponimo Gaiba deriverebbe dalla  parola                                          Gaybo dal significato di  torrente, corso                                          d'acqua, ma pure alveo di un  fiume, in                                          sostanza un nome derivato  dall'acqua.                                          L'antica &quot;Viam de Gaiba&quot; è                                          ricordata per la prima volta in  un documento                                          dell'anno 1158, e poi nel 1175.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Gaiba                                          costituisce tra i vari paesi  della riviera                                          del Po un esempio della notevole  capacità                                          organizzativa ed operativa degli  abitanti                                          che pur tra molte difficoltà  dovute                                          agli eventi naturali e all'uomo  sono riusciti                                          a costruire gradualmente un  insieme di                                          tradizioni e di valori ancor  oggi significativo                                          e meritevole di attenzione.&lt;br /&gt; La storia antica di Gaiba, le  cui prime                                          testimonianze risalgono all'alto  medioevo,                                          è legata soprattutto al  Monastero                                          di San Lorenzo alle Caselle ove  la tradizione                                          colloca un incontro nel 973 tra  papa Benedetto                                          VI e l'imperatore di Germania  Ottone II.                                          Al di là di illustri presenze il                                           Monastero si distinse per la  vita religiosa                                          e per l'accoglieza ai viandanti.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Nei secoli XIV-XVII troviamo  testimonianze                                          di vaste possessioni di famiglie  ferraresi                                          alcune delle quali comprendevano  accanto                                          alla corte padronale la cappella  gentilizia.&lt;br /&gt; La presenza di diversi  monasteri, chiese                                          ed oratori nell'are di Gaiba, &lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;html/caselle.htm&quot;&gt;Caselle&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;,                                          &lt;a href=&quot;html/bonello_tommaselle.htm&quot;&gt; &lt;strong&gt;Bonello                                           e Tommaselle&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; non  impedisce agli                                          abitanti l'istituzione di una  parrocchia                                          in Gaiba ove la comunità si  ritova                                          liberamente e dove esprime nella  vita                                          pastorale, nelle confraternite e  addirittura                                          in istituzioni organizzate, come  il Monte                                          Frumentario, il dinamismo e la  capacità                                          gestionale.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Nella chiesa parrocchiale,  dedicata a                                          &lt;strong&gt; &lt;a href=&quot;html/san_giuseppe.htm&quot;&gt;San Giuseppe&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;,                                           che risale al secolo XVIII si  conservano                                          pregievoli opere di scuola  ferrarese ed                                          alcuni lavori di esperti  artigiani locali.&lt;br /&gt; Di interesse è pure la &lt;a href=&quot;html/villa.htm&quot;&gt;&lt;strong&gt;villa                                          Stampanoni&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; che risale  agli ultimi                                          anni del secolo XVII accanto al  quale                                          sorge l'oratorio di Sant'Anna  che conserva                                          una bella tela del Cignaroli.&lt;br /&gt; Sul Po si trovano i resti della  chiesa                                          di San Carlo, quasi una  sentinella del                                          centro abitato sul fiume che qui  delimita                                          un'ampia e suggestiva golena.  Nel tempio,                                          eretto a protezione delle  inondazioni                                          e per l'accoglienza ai  viandanti, la tradizione                                          vuole abbia sostato San Carlo  Borromeo                                          nel suo viaggio lungo il Po.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Infine                                          a Tommaselle vi è un piccolo  oratorio                                          dedicato a San Tommaso esistente  già                                          nel secolo XVII.&lt;br /&gt; Tra gli abitanti illustri di  Gaiba gli                                          storici ricordano il letterato  Lodovico                                          Casella, originario appunto  della località                                          Caselle, che operò come  consigliere                                          e come diplomatico alla corte di  Borso                                          d'Este nel secolo XV e si  distinse per                                          cultura ed attività letteraria.&lt;br /&gt; Pur avendo un numero limitato di  abitanti                                          Gaiba possiede una buona  biblioteca con                                          più di 4000 opere, regolarmente                                          aperta al pubblico, riferimento  per i                                          gruppi di interesse artistico e  storico                                          della località e motivo di  raccordo                                          con gli altri del Polesine e del  Ferrarese&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;&lt;strong&gt;CENNI                                          DI STORIA CONTEMPORANEA&lt;/strong&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Ripercorrendo la storia  contemporanea,                                          la realtà di Gaiba si inserisce                                          nel contesto comune a tutte le  popolazioni                                          Polesane ed in particolare della  fascia                                          rivierasca del Fiume Po.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Agli inizi del '900, in un  cintesto sociale                                          quasi esclusivamente agricolo,  la popolazione                                          viveva in condizioni di estrema  povertà.                                          La grande guerra del '15 e '18,  le rovinose                                          e umilianti vicende del  ventennio fascista                                          culminate con lo scoppio della  2ª                                          Guerra Mondiale, hanno  contribuito ulteriormente                                          ad aggravare le sofferenze umane  e sociali                                          della gente.&lt;br /&gt; L'avvento della democrazia e la  conseguente                                          costituzione delle  rappresentanze istituzionali,                                          in particolare quelle locali,  avviarono                                          l'opera di ricostruzione socio  economica.&lt;br /&gt; Gaiba, insieme a tanti altri  Comuni del                                          Polesine, già duramente colpiti                                          dalle vicende della guerra,  dovette sopportare                                          un'ulteriore catastrofe; con la  rottura                                          degli argini del Po a  Occhiobello (Novembre                                          1951), gran parte del territorio  del paese                                          fu sommerso dalle acque.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;div class=&quot;jce_caption&quot; style=&quot;width: 150px; margin: 0px 40px 0px 0px; float: left; display: inline-block;&quot;&gt;&lt;a class=&quot;jcepopup&quot; target=&quot;_blank&quot; title=&quot;alluv1g&quot; href=&quot;images/stories/storia/alluv1g.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;border: 1px solid #cccccc; float: left;&quot; alt=&quot;alluv1g&quot; src=&quot;images/stories/storia/thumbnails/thumb_alluv1g.jpg&quot; width=&quot;150&quot; height=&quot;96&quot; /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: center; clear: both;&quot;&gt;Rotta di Occhiobello (15 novembre 1951 ore 8) &lt;br /&gt;Fotografia del Genio Civile di Ferrara.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;div class=&quot;jce_caption&quot; style=&quot;width: 150px; margin: 0px 20px 0px 0px; float: left; display: inline-block;&quot;&gt;&lt;a class=&quot;jcepopup&quot; target=&quot;_blank&quot; title=&quot;liberazione2g&quot; href=&quot;images/stories/storia/liberazione2g.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;border: 1px solid #cccccc; float: left;&quot; alt=&quot;liberazione2g&quot; src=&quot;images/stories/storia/thumbnails/thumb_liberazione2g.jpg&quot; width=&quot;150&quot; height=&quot;119&quot; /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: center; clear: both;&quot;&gt;Giorni della Liberazione &lt;br /&gt;Aprile 1945&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Negli                                        anni che seguirono e per due  decenni, Gaiba                                        subì una forte emigrazione. Circa                                        800 persone (quasi il 40% della  popolazione)                                        abbandonarono il paese per cercare  lavoro                                        e assicurare così a se stessi e  alle                                        proprie famiglie un futuro più  decoroso.&lt;br /&gt; Ma nonostante le grandi difficoltà                                         e sia pure a prezzo di  innumerevoli sacrifici,                                        il paese ha saputo pian piano  risollevarsi                                        , grazie all'impegno e alla  dedizione sia                                        della popolazione rimasta e dei  suoi amministratori,                                        sia dei compaesani emigrati, mai  dimentichi                                        della loro origine.&lt;br /&gt; Negli anni '70 e successivi Gaiba  ha avuto                                        un notevole sviluppo urbanistico  ed economico.                                        La nascita di molte realtà  artigiane,                                        il rinnovato comparto agricolo con  la presenza                                        di numerose aziende coltivatrici  dirette,                                        l'insediamento di alcune attività                                        industriali significative, hanno  portatao                                        il paese ad un buon livello  socio-economico.&lt;br /&gt; Gaiba oggi rappresenta una bella e  operosa                                        realtà comunitaria; un piccolo  centro                                        dove però si vive bene, con un  alto                                        livello di servizi sociali.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;img style=&quot;margin: 0px 6px 0px 0px; border: 1px solid #cccccc; float: left;&quot; alt=&quot;piazza&quot; src=&quot;images/stories/storia/piazza.jpg&quot; width=&quot;200&quot; height=&quot;138&quot; /&gt;Chi                                                vorrà visitare oggi  il  nostro                                                territorio,  troverà un  paese                                                 completamente rinnovato,  un &quot;autentico                                                 piccolo salotto urbano&quot;.  Molteplici                                                 sono le manifestazioni  culturali                                                 e folkloristiche che si  svolgono                                                 durante l'anno; in   particolare da                                                segnalare  la Fiera di S.  Anna (fine                                                 Luglio), nell'ambito della  quale                                                 si svolge l'ormai  tradizionale &lt;a href=&quot;html/palio.htm&quot;&gt;&lt;strong&gt;Palio                                                  delle Contrade&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;,  con  sfilate                                                in costumi  d'epoca e  giochi d'abilità,                                                 manifestazione nella quale  presente                                                 e passato si fondono  mirabilmente                                                 nel rivivere la semplicità                                                  e la bellezza delle più  autentiche                                                 tradizioni della nostra  antica  realtà                                                contadina.&lt;/p&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<content type="html">&lt;div class=&quot;K2FeedIntroText&quot;&gt;&lt;h2&gt;&lt;strong&gt;CENNI                                          STORICI E TESTIMONIANZE  ARTISTICHE&lt;/strong&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Il                                          toponimo Gaiba deriverebbe dalla  parola                                          Gaybo dal significato di  torrente, corso                                          d'acqua, ma pure alveo di un  fiume, in                                          sostanza un nome derivato  dall'acqua.                                          L'antica &quot;Viam de Gaiba&quot; è                                          ricordata per la prima volta in  un documento                                          dell'anno 1158, e poi nel 1175.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Gaiba                                          costituisce tra i vari paesi  della riviera                                          del Po un esempio della notevole  capacità                                          organizzativa ed operativa degli  abitanti                                          che pur tra molte difficoltà  dovute                                          agli eventi naturali e all'uomo  sono riusciti                                          a costruire gradualmente un  insieme di                                          tradizioni e di valori ancor  oggi significativo                                          e meritevole di attenzione.&lt;br /&gt; La storia antica di Gaiba, le  cui prime                                          testimonianze risalgono all'alto  medioevo,                                          è legata soprattutto al  Monastero                                          di San Lorenzo alle Caselle ove  la tradizione                                          colloca un incontro nel 973 tra  papa Benedetto                                          VI e l'imperatore di Germania  Ottone II.                                          Al di là di illustri presenze il                                           Monastero si distinse per la  vita religiosa                                          e per l'accoglieza ai viandanti.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Nei secoli XIV-XVII troviamo  testimonianze                                          di vaste possessioni di famiglie  ferraresi                                          alcune delle quali comprendevano  accanto                                          alla corte padronale la cappella  gentilizia.&lt;br /&gt; La presenza di diversi  monasteri, chiese                                          ed oratori nell'are di Gaiba, &lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;html/caselle.htm&quot;&gt;Caselle&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;,                                          &lt;a href=&quot;html/bonello_tommaselle.htm&quot;&gt; &lt;strong&gt;Bonello                                           e Tommaselle&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; non  impedisce agli                                          abitanti l'istituzione di una  parrocchia                                          in Gaiba ove la comunità si  ritova                                          liberamente e dove esprime nella  vita                                          pastorale, nelle confraternite e  addirittura                                          in istituzioni organizzate, come  il Monte                                          Frumentario, il dinamismo e la  capacità                                          gestionale.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Nella chiesa parrocchiale,  dedicata a                                          &lt;strong&gt; &lt;a href=&quot;html/san_giuseppe.htm&quot;&gt;San Giuseppe&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;,                                           che risale al secolo XVIII si  conservano                                          pregievoli opere di scuola  ferrarese ed                                          alcuni lavori di esperti  artigiani locali.&lt;br /&gt; Di interesse è pure la &lt;a href=&quot;html/villa.htm&quot;&gt;&lt;strong&gt;villa                                          Stampanoni&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; che risale  agli ultimi                                          anni del secolo XVII accanto al  quale                                          sorge l'oratorio di Sant'Anna  che conserva                                          una bella tela del Cignaroli.&lt;br /&gt; Sul Po si trovano i resti della  chiesa                                          di San Carlo, quasi una  sentinella del                                          centro abitato sul fiume che qui  delimita                                          un'ampia e suggestiva golena.  Nel tempio,                                          eretto a protezione delle  inondazioni                                          e per l'accoglienza ai  viandanti, la tradizione                                          vuole abbia sostato San Carlo  Borromeo                                          nel suo viaggio lungo il Po.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Infine                                          a Tommaselle vi è un piccolo  oratorio                                          dedicato a San Tommaso esistente  già                                          nel secolo XVII.&lt;br /&gt; Tra gli abitanti illustri di  Gaiba gli                                          storici ricordano il letterato  Lodovico                                          Casella, originario appunto  della località                                          Caselle, che operò come  consigliere                                          e come diplomatico alla corte di  Borso                                          d'Este nel secolo XV e si  distinse per                                          cultura ed attività letteraria.&lt;br /&gt; Pur avendo un numero limitato di  abitanti                                          Gaiba possiede una buona  biblioteca con                                          più di 4000 opere, regolarmente                                          aperta al pubblico, riferimento  per i                                          gruppi di interesse artistico e  storico                                          della località e motivo di  raccordo                                          con gli altri del Polesine e del  Ferrarese&lt;/p&gt;
&lt;h2&gt;&lt;strong&gt;CENNI                                          DI STORIA CONTEMPORANEA&lt;/strong&gt;&lt;/h2&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Ripercorrendo la storia  contemporanea,                                          la realtà di Gaiba si inserisce                                          nel contesto comune a tutte le  popolazioni                                          Polesane ed in particolare della  fascia                                          rivierasca del Fiume Po.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Agli inizi del '900, in un  cintesto sociale                                          quasi esclusivamente agricolo,  la popolazione                                          viveva in condizioni di estrema  povertà.                                          La grande guerra del '15 e '18,  le rovinose                                          e umilianti vicende del  ventennio fascista                                          culminate con lo scoppio della  2ª                                          Guerra Mondiale, hanno  contribuito ulteriormente                                          ad aggravare le sofferenze umane  e sociali                                          della gente.&lt;br /&gt; L'avvento della democrazia e la  conseguente                                          costituzione delle  rappresentanze istituzionali,                                          in particolare quelle locali,  avviarono                                          l'opera di ricostruzione socio  economica.&lt;br /&gt; Gaiba, insieme a tanti altri  Comuni del                                          Polesine, già duramente colpiti                                          dalle vicende della guerra,  dovette sopportare                                          un'ulteriore catastrofe; con la  rottura                                          degli argini del Po a  Occhiobello (Novembre                                          1951), gran parte del territorio  del paese                                          fu sommerso dalle acque.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;div class=&quot;jce_caption&quot; style=&quot;width: 150px; margin: 0px 40px 0px 0px; float: left; display: inline-block;&quot;&gt;&lt;a class=&quot;jcepopup&quot; target=&quot;_blank&quot; title=&quot;alluv1g&quot; href=&quot;images/stories/storia/alluv1g.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;border: 1px solid #cccccc; float: left;&quot; alt=&quot;alluv1g&quot; src=&quot;images/stories/storia/thumbnails/thumb_alluv1g.jpg&quot; width=&quot;150&quot; height=&quot;96&quot; /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: center; clear: both;&quot;&gt;Rotta di Occhiobello (15 novembre 1951 ore 8) &lt;br /&gt;Fotografia del Genio Civile di Ferrara.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;div class=&quot;jce_caption&quot; style=&quot;width: 150px; margin: 0px 20px 0px 0px; float: left; display: inline-block;&quot;&gt;&lt;a class=&quot;jcepopup&quot; target=&quot;_blank&quot; title=&quot;liberazione2g&quot; href=&quot;images/stories/storia/liberazione2g.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;border: 1px solid #cccccc; float: left;&quot; alt=&quot;liberazione2g&quot; src=&quot;images/stories/storia/thumbnails/thumb_liberazione2g.jpg&quot; width=&quot;150&quot; height=&quot;119&quot; /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: center; clear: both;&quot;&gt;Giorni della Liberazione &lt;br /&gt;Aprile 1945&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Negli                                        anni che seguirono e per due  decenni, Gaiba                                        subì una forte emigrazione. Circa                                        800 persone (quasi il 40% della  popolazione)                                        abbandonarono il paese per cercare  lavoro                                        e assicurare così a se stessi e  alle                                        proprie famiglie un futuro più  decoroso.&lt;br /&gt; Ma nonostante le grandi difficoltà                                         e sia pure a prezzo di  innumerevoli sacrifici,                                        il paese ha saputo pian piano  risollevarsi                                        , grazie all'impegno e alla  dedizione sia                                        della popolazione rimasta e dei  suoi amministratori,                                        sia dei compaesani emigrati, mai  dimentichi                                        della loro origine.&lt;br /&gt; Negli anni '70 e successivi Gaiba  ha avuto                                        un notevole sviluppo urbanistico  ed economico.                                        La nascita di molte realtà  artigiane,                                        il rinnovato comparto agricolo con  la presenza                                        di numerose aziende coltivatrici  dirette,                                        l'insediamento di alcune attività                                        industriali significative, hanno  portatao                                        il paese ad un buon livello  socio-economico.&lt;br /&gt; Gaiba oggi rappresenta una bella e  operosa                                        realtà comunitaria; un piccolo  centro                                        dove però si vive bene, con un  alto                                        livello di servizi sociali.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;img style=&quot;margin: 0px 6px 0px 0px; border: 1px solid #cccccc; float: left;&quot; alt=&quot;piazza&quot; src=&quot;images/stories/storia/piazza.jpg&quot; width=&quot;200&quot; height=&quot;138&quot; /&gt;Chi                                                vorrà visitare oggi  il  nostro                                                territorio,  troverà un  paese                                                 completamente rinnovato,  un &quot;autentico                                                 piccolo salotto urbano&quot;.  Molteplici                                                 sono le manifestazioni  culturali                                                 e folkloristiche che si  svolgono                                                 durante l'anno; in   particolare da                                                segnalare  la Fiera di S.  Anna (fine                                                 Luglio), nell'ambito della  quale                                                 si svolge l'ormai  tradizionale &lt;a href=&quot;html/palio.htm&quot;&gt;&lt;strong&gt;Palio                                                  delle Contrade&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;,  con  sfilate                                                in costumi  d'epoca e  giochi d'abilità,                                                 manifestazione nella quale  presente                                                 e passato si fondono  mirabilmente                                                 nel rivivere la semplicità                                                  e la bellezza delle più  autentiche                                                 tradizioni della nostra  antica  realtà                                                contadina.&lt;/p&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</content>
		<category term="storia locale" />
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